martedì 6 dicembre 2016

Marguerite et Julien


"Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense."
(Inferno, Canto Quinto)

Storie di un amore efferato che si sporca le mani di una passione incontenibile, storie di un amore che fugge nel buio della notte osteggiato dalla famiglia e dal fato, contro perfidi rivali e un mondo in tumulto incapace di capire e di perdonare, storie di un amore votato alla morte sin dalla sua nascita che pretende tutto e non risparmia niente mischiando la realtà alla leggenda, la fiaba al mito, passato e presente: se ogni generazione ha i suoi Romeo e Giulietta e Paolo e Francesca, la regista francese Valerie Donzelli (La Guerra è dichiarata) aggiunge alla rosa degli amanti impossibili tanto favoriti da cinema e letteratura anche Marguerite e Julien, andati incontro alla peggiore delle morti nel lontano 1603 e tristemente dimenticati da poeti e menestrelli.

venerdì 2 dicembre 2016

Vikings 4x11: The Outsider

Chi vuole essere re? Chi fra i numerosi figli maschi di Ragnar Lothbrook avrà il coraggio di raccogliere il fardello della corona? Vikings ricomincia lì dove l'avevamo lasciato, con un secondo ciclo di episodi che dovrebbe secondo le più favorevoli previsioni dare una sterzata alla storia dei tre regni di Danimarca, Wessex e Francia, sofferente di diversi punti di stallo nel primo arco visto in primavera. 

La tensione che regna a Kattegat non esplode almeno per il momento in nessuna palese sfida all'autorità di Ragnar: Ubbe, il maggiore dei figli di Aslaug e il più somigliante al padre (un applauso ai direttori del casting) sembra all'inizio prendere la spada del comando, ma l'affetto nei confronti del padre ha il sopravvento. Dei numerosi figli di Ragnar ad attirare maggiormente la nostra attenzione e a promettere grandi cose è senza dubbio Ivan il Senz'ossa, spirito ribelle e profondamente pagano, cresciuto per essere un perfetto vichingo e affetto da una condizione che gli impedisce (almeno per il momento, considerando ciò che narrano storia e leggenda) di essere un vero guerriero e un vero uomo, ma non di covare una grande sete di sangue, gloria e vendetta.

giovedì 1 dicembre 2016

Nocturnal Animals


"When you love someone, you have to be careful with it. You might never get it again."

Raffinatezza, eleganza, ordine formale e compositivo, passione viscerale: i fattori che determinano l'equazione del cinema di Tom Ford, contraddittoria all'apparenza eppure confezionata alla perfezione come un costoso completo firmato, a distanza di 7 sette anni dallo splendido a Single Man tornano a decretare il successo del regista (e stilista, fattore di importanza apicale) con Animali Notturni (Nocturnal Animals), tratto dal romanzo di Austin Wright Tony e Susan e vincitore del Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Venezia.

martedì 15 novembre 2016

Victoria



Riempire il vuoto lasciato da Downton Abbey, la serie di Julian Fellowes che ha chiuso i battenti l'anno scorso con un finale gioioso privandoci dell'affetto della famiglia Crawley e di tutti i suoi domestici era un'impresa difficile per il pubblico tanto quanto per il canale britannico ITV, rimasto orfano di uno dei prodotti di maggior successo della sua storia.
Per recuperare una situazione d'emergenza straordinaria occorreva allora l'aiuto di una personalità straordinaria, capace di sposare la propria fragilità e umanità ai canoni del period drama per darci l'opportunità di sognare ad occhi aperti la domenica sera fra balli di corte, intrighi e crinoline: ecco allora arrivare a prendere possesso del suo trono Victoria, la regina che nell'arco di uno dei regni più longevi vantati dalla monarchia britannica (il suo record è stato recentemente battuto dall'attuale Elisabetta II) ha battezzato un'intera Epoca e accompagnato a piccoli passi la transizione del Regno Unito verso la Modernità.

Un periodo ricco di ambivalenze e contraddizioni, che all'autrice del Serial Daisy Goodwyn interessano però relativamente e solo in funzione dei cambiamenti esercitati sulle personalità dei suoi personaggi e più che mai sulla Regina stessa: al centro del racconto regna incontrata la giovanissima Victoria di Hannover, appena diciottenne quando lo Zio William IV muore lasciandole la corona dopo un Regno poco idilliaco e rapidamente archiviato.

lunedì 14 novembre 2016

The Crown



"Uneasy lies the head that wears a crown." (Henry IV, part II, William Shakespeare) 

"La corona deve vincere, deve sempre vincere": non importa quanti sacrifici vengano chiesti alle ambizioni e ai desideri del singolo, non importa quali capacità, inclinazioni o debolezze vadano a definire il carattere di chi sarà suo malgrado chiamato a raccogliere l'eredità del potere; la corona è un'istituzione radicata con secoli di storia che va preservata a qualunque costo e con qualsiasi mezzo, il prestigioso cerchio dorato dove ogni gemma incastonata deve brillare solo ed esclusivamente per servire ad uno scopo più alto.

Mentre la bufera della Brexit ci porta a interrogarci con insistenza sull'indole di un popolo che ha sempre difeso la propria indipendenza e tradizioni con orgoglio e una punta di egoismo non indifferente, Netflix si ritrova fortuitamente a cavalcare l'onda di una britannicità misteriosa e ancora tutta da scoprire con The Crown, serie tv in 10 episodi che racconta i primi anni di Regno di sua Maestà la Regina Elisabetta II: il filtro implacabile e mai indulgente verso i protagonisti è quello della penna di Peter Morgan, già sceneggiatore di The Queen di Stephen Frears e dello spettacolo teatrale The Audience, entrambi dedicati alla Sovrana e interpretati da Helen Mirren.

giovedì 13 ottobre 2016

Cafè Society


"Dreams are … dreams."

"Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita". Prospero chiude La Tempesta di William Shakespeare lasciandoci una malinconica verità che nessun essere umano sarebbe in grado di smentire: la mortalità è un sogno ad occhi aperti che stordisce e incanta, la promessa di una rosa infinita di alternative, possibilità ed incontri in cui la gioventù si tuffa a capofitto ansiosa di assaporare l'ebbrezza di un quotidiano incerto e di un futuro ancora tutto da scoprire, la stessa che ti lascia credere di poter avere il mondo nel palmo di una mano e che le limitazioni e le responsabilità siano pagliuzze fastidiose destinate a ostacolare la visuale di qualcun altro. 
A rallentare la giostra arrivano le scelte e il loro urgente e assoluto bisogno di certezze, il definirsi del quadro che costringe a lasciare indietro ciò che non può entrare nella cornice senza compromettere per sempre l'equilibrio della composizione, la lista di tutte le opportunità abbandonate o perdute che si trasforma prima in rimorso e in fine in nostalgia, per tenere a bada il tormento dei fantasmi delle vite che abbiamo dovuto scegliere di non vivere.

Che dilemma, quest'umanità condannata per sua stessa natura a non poter godere della felicità completa e a dover portare sempre con sé il fardello delle proprie decisioni, di quelli che a farci un film con la giusta quantità di gravitas e drama ne verrebbe fuori un prodotto da Oscar multipli e giù di lacrimoni: coerente coi lietmotiv che attraversano alcuni dei suoi lavori più riusciti (e più amati da chi scrive) Woody Allen preferisce però infondere nel suo ultimo Cafè Society tutta l'amara ironia, la nevrosi e la delicata tenerezza con cui i suoi personaggi, novecenteschi fino al midollo, finiscono spesso per accompagnarsi: protagonisti della storia di un amore e di un mondo che è già un ricordo nelle sfumature ocra della fotografia di Vittorio Storaro, Bobby e Vonnie si incontrano e si innamorano nel posto sbagliato al momento sbagliato e finiscono invischiati nella più classica rete di complicazioni ed equivoci che governa la Commedia della vita, diretta da quel sadico autore anonimo che si diverte a giocare coi nostri sentimenti e a burlarsi delle nostre speranze con un pessimo tempismo; tocca rimboccarsi le maniche ed essere forti, provarci e riprovarci confidando che un giorno finalmente ci azzeccheremo, chiudere gli occhi per un attimo e ritrovare i colori caldi di un semplice ristorante messicano o di un piatto di spaghetti con le polpette, le cartoline di un passato rimasto incompiuto che con mite rassegnazione torniamo a osservare per riempire i vuoti di una vita che non potrà mai bastare a sé stessa.

mercoledì 12 ottobre 2016

Tom Hanks, storia di un brav'uomo alla corte di Hollywood



Chi azzarda paragonarlo a un moderno James Stewart non ha forse tutti i torti: con un curriculum costellato di interpretazioni in cui si impone all'uomo comune di fare appello a tutto il suo coraggio per diventare un eroe invocato a gran voce da circostanze avverse, Tom Hanks è uno di quei attori che tutti potremmo riconoscere in mezzo alla folla e col quale ci fermeremmo a conversare volentieri, rassicurati dalla familiarità del suo volto e da quegli occhi gentili che hanno illuminato tanti personaggi rimasti per sempre nella storia del cinema più vicina al cuore del grande pubblico.

giovedì 8 settembre 2016

Escobar- Paradise Lost




Inutile sperare di trovare in Escobar- Paradise Lost la vera storia del Re del Narcotraffico: a dispetto del titolo e della locandina monopolizzata dall'inquietante sguardo di Benicio Del Toro, il film di Andrea Di Stefano non racconta del dettaglio la vita del Patron preferendo filtrare gli eventi di quegli anni attraverso lo sguardo di Nick, ragazzo canadese arrivato in Colombia per inseguire come molti stranieri il miraggio di luoghi incontaminati e di un'esistenza fuori dagli schemi, innamorato della nipote di Escobar e lentamente abbagliato tanto dal carisma dell'uomo quanto dalla apparente onnipotenza.

lunedì 5 settembre 2016

Novantatrè


Cosa interessante, la memoria: il tempo ti spinge lontano dagli eventi dolcemente, ti lascia credere che la distanza ti regalerà l'obiettività necessaria per riesaminare le carte e dar voce alla verità, quella vera, l'eco che nessuno era più in grado di sentire, coperto dall'urlo della forca invocato a gran voce dal popolo arrabbiato.

Doviziosamente documentato e arricchito dal supporto della stampa dell'epoca e scritto come uno sguardo contemporaneo su un anno di infamia, Novantatrè di Mattia Feltri non mostra alcun timore né remora nell'analizzare gli Eventi di Mani Pulite epurandoli della dorata placcatura che ricopre sempre con orgoglio la Giustizia senza condizioni: un elenco di nomi infinito e impossibile da ricordare si snoda pagina dopo pagina, portando con sè le storie di chi pur con la macchina della sospetta illegalità ha visto la propria reputazione affondare nel fango senza alcuna possibilità di redenzione, affrontare una carcerazione preventiva umiliante e interrogatori disumani che hanno condotto tanti, troppi, dritti fra le braccia della liberazione del suicidio.

mercoledì 10 agosto 2016

Da qualche parte nel mondo



«Facciamo tutti così. Prendiamo desiderio, lussuria, solitudine, attrazione, ossessione, paura, rancore, mancanze e le impacchettiamo tutte insieme, mescolate, mascherate, e ci mettiamo sopra una bella etichetta: AMORE» scandisce le lettere, «ma poi l’amore è un’altra cosa.»

Fino a che punto è giusto farsi influenzare dalla propria simpatia per un personaggio? Leggere un libro è un viaggio che difficilmente si rivela indolore, pronto a trascinarti nel gorgo di un'avventura ignota e a farla tua, per quanto il carattere dell'eroe o dell'eroina di turno possa essere lontano dalla tua visione del mondo e da ciò che per te conta davvero qualcosa; eppure ci sono delle volte in cui non ce la fai e finisci per arrenderti all'evidenza, il personaggio ha un carattere che non riesci a comprendere e si incaponisce nel fare delle scelte che non puoi accettare nemmeno con tutte le attenuanti del caso, tessendo il filo della sua storia egoisticamente incurante del fatto che tu possa o no fermarti un attimo a tifare per lui.

Prima opera di finzione di Chiara Cecilia Santamaria, autrice del famoso blog Ma che Davvero e del libro autobiografico Quello che le Mamme non dicono che dallo stesso blog ha tratto fonte e ispirazione, Da Qualche parte nel mondo ha finito suo malgrado per farmi provare questa indesiderata e scomoda sensazione: pur avendone amato la prosa ricca e la scrittura intensa e profondamente sentita, la storia di Lara non è riuscita a conquistarmi come avevo sperato a causa di una protagonista perennemente concentrata su sè stessa, a ragione di un passato infelice e agitato ma anche di un' indole egoista e respingente forte di un talento innato e mai bisognoso di studio o applicazione alcuna, amato compreso e riverito da tutti alla prima occhiata e adeguatamente indirizzato dalla spinta del personaggio maschile bello e maledetto di turno.
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